Claudio Pellegrini: dall’area tuscolana, alla conquista dell’Enrico Fermi Award

Foto: sito Slac, Michelle McCarron

Foto: sito Slac, Michelle McCarron

L’Enrico Fermi Award è uno dei più prestigiosi premi scientifici internazionali e negli USA è il massimo riconoscimento assegnato direttamente dal governo federale nel campo delle ricerche sull’energia. Il primo a riceverlo nel 1954 fu Enrico Fermi, per le sue ricerche e per la sua carriera dedicata totalmente allo studio dell’energia nelle sue diverse forme. Poco dopo aver ricevuto questa onorificenza, Fermi morì e il governo statunitense, dal 1956, decise di dedicare il premio allo scienziato italo-americano.

Dopo mezzo secolo il premio viene assegnato nuovamente ad un italiano, Claudio Pellegrini, che lo riceverà direttamente dal Presidente Barak Obama alla Casa Bianca.

“E’ veramente un grande onore ricevere questo riconoscimento. – ha dichiarato Pellegrini – Ho da poco compiuto 80 anni e questo è un meraviglioso, quanto inatteso, regalo di compleanno”. Una carriera lunghissima, iniziata in Italia con la Laurea in Fisica all’Università La Sapienza di Roma e proseguita con un intenso periodo di ricerca presso i laboratori INFN di Frascati. Trasferitosi negli Usa nel 1965 per un workshop sullo studio delle collisioni elettroni-positroni, ha iniziato a collaborare con lo SLAC National Accelerator Laboratory e la prestigiosa University of California (Ucla), fino a rimanere stabilmente negli Usa come docente e ricercatore.

A Frascati, Pellegrini ha lavorato al design e allo sviluppo dei collisori elettroni-positroni, scoprendo nell’acceleratore ADONE un’instabilità: il cosiddetto «effetto testa coda», che può limitare la luminosità di queste macchine acceleratrici circolari, e proponendo una soluzione, i sestupoli, per risolverla e aumentare così notevolmente le prestazioni dei collisori.

Lo studioso italiano riceverà l’Enrico Fermi Award per i suoi studi pionieristici sulla tecnologia dei laser a elettroni liberi (FEL), un nuovo schema di generazione di raggi X che converte parte dell’energia dei fasci di elettroni accelerati in radiazione elettromagnetica. Una tecnologia che permetterà, ad esempio, di studiare struttura e funzione delle biomolecole, come le proteine, con un livello di dettaglio, a scala atomica, mai raggiunto prima.

Adone

ADONE (http://www.lnf.infn.it/acceleratori/adone/) è stato un collisore materia-antimateria (elettroni-positroni) dei Laboratori Nazionali di Frascati (LNF) dell’INFN nato dallo schema di AdA, la mamma di tutti i collisori materia-antimateria nel mondo, di cui oggi conosciamo bene il pronipote LHC.

AdA (Anello di Accumulazione) (http://www.lnf.infn.it/acceleratori/ada/), ideato dal B. Touschek ricercatore dei LNF negli anni 50-60, fu il primo anello in grado di accumulatore di elettroni e la loro antimateria, i positroni, e creare collisioni quindi tra particelle e antiparticelle.

ADONE è stato costruito sullo stesso schema, ma più in grande: AdA misurava 4 metri di circonferenza mentre Adone ben 105m. La sua costruzione, iniziata nel 1963, durò 6 anni e nel 1969 entrò pienamente in funzione, prestando onorato servizio sino al 1993. ADONE fu uno dei 3 esperimenti che confermarono la scoperta della J/Psi, con la quale vene scoperto il questo quark detto charm, purtroppo con qualche giorno di ritardo rispetto a gli americani. ADONE utilizzava, inoltre, sistematicamente la radiazione di sincrotrone per compiere esperimenti nel campo della spettroscopia atomica e molecolare, per lo studio della struttura dei materiali, delle proprietà dei semiconduttori e per esperimenti nel campo della fotochimica e biofisica.

Dal 1999 Dafne (Double Annular Factory for Nice Experiments) ha sostituito ADONE, ad oggi è l’acceleratore utilizzato negli esperimenti dai ricercatori dell’area tuscolana.

Per la storia completa di ADONE http://www.slideshare.net/GiorgioSestili/adone

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