Risolto il mistero della “stella aliena”

 

KIC 8462852 era balzata agli onori della cronaca perchè qualcuno aveva addirittura scomodato delle megastrutture di civiltà extraterrestri per spiegarne il suo anomalo calo di luminosità. Ora è in via di pubblicazione la spiegazione scientifica dell’ultimo mistero -solo in ordine temporale- che l’astronomia ci riserva.

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Ma andiamo con ordine.

Verso la metà di ottobre le principali testate di informazione scientifica riportano con interesse i dati di KIC 8462852, una stella della sequenza principale di classe F situata nella costellazione del Cigno distante circa 454 parsec dalla Terra. KIC 8462852 era al centro dell’attenzione degli astronomi di tutto il mondo dopo che erano state osservate diverse anomalie nella luce emessa dalla Stella. Un calo di luminosità molto più che evidente, che arrivava anche al 20% del suo valore totale e che durava dai 5 agli 80 giorni.

La comunità scientifica era cauta a riguardo, ma era più che evidente che un insieme irregolare di oggetti la stava coprendo, oscurandone la luminosità. Una scoperta che aveva acceso la fantasia degli appassionati di (fanta)scienza di tutto il mondo, che avevano tirato in ballo, per l’appunto, la presunta esistenza di misteriose civiltà extraterrestri che avrebbero costruito delle megastrutture aliene orbitanti attorno alla stella.

Il ritorno alla realtà

Il calo nella sua luminosità in realtà sarebbe dovuto a un intenso bombardamento di uno sciame di comete. La conferma arriva dai telescopi spaziali Kepler e Spitzer, entrambi della Nasa, che hanno osservato la stella dal 2011 al 2013.

Viene così accantonata l’ipotesi della civiltà aliena, già smontata recentemente dalle osservazioni condotte dal Seti Institute (Search for Extra-Terrestrial Intelligence).

Scartata anche l’ipotesi di collisioni tra asteroidi o pianeti, di cui non sono state trovate tracce neanche con osservazioni nella luce a infrarossi, la teoria più probabile, per i ricercatori, è quella appunto del passaggio delle comete.

Come detto precedentemente, non è questa la prima volta che vengono scomodati gli UFO per descrivere un fenomeno prettamente scientifico. E non è la prima volta che la scienza risponde a quesiti decisamente complicati.

Molti di voi ricorderanno – inizia così l’interessante contributo di Catalina Curceanu, ricercatrice INFN ai Laboratori Nazionali di Fisica di Frascati – come sono state scoperte le “pulsar”, cioe’ le stelle di neutroni con campo magnetico e in rotazione. Succedeva nel 1967 ad opera di Jocelyn Bell e Antony Hewish, con l’aiuto di radiotelescopi che scrutavano i cieli. I due scienziati intercettarono un segnale molto regolare, consistente in impulsi di radiazione, ogni circa 1.3 secondi. All’inizio nessuno sapeva a cosa fosse dovuto questa regolarità, tanto che anche in quel caso qualcuno pensò a una civiltà extraterrestre con tecnologie molto evolute all’origine del segnale. Persino il nome originale dell’oggetto, “LGM” (Little Green Men, piccoli omini verdi), riflette questa idea. Dopo tante speculazioni, fu trovata una spiegazione scientifica: l’origine del segnale era una stella di neutroni, un oggetto fino ad allora solo ipotizzato, con campo magnetico che ruota. Le stelle di neutroni sono tutt’oggi molto affascinanti e per certi versi misteriose, in quanto non si sa con certezza cosa contengano al loro interno: soltanto neutroni oppure anche altri tipi di particelle, per esempio particelle composte da quark “strani”? Una stella di neutroni ha la massa più grande di quella del Sole, ma un raggio di soltanto una decina km: una densità enorme!!! A quelle densità si potrebbero trovare forme di materia ancora sconosciute o soltanto ipotizzate. Lo studio delle stelle di neutroni prosegue e anche il mio gruppo di lavoro, con gli esperimenti condotti sull’acceleratore DAFNE e in particolare l’esperimento SIDDHARTA2, si potrebbe dare un contributo importante alla scoperta di qualcosa in più sulle stelle di neutroni.

Alla domanda: Catalina, cosa ne pensi della vita extraterrestre? Ci credi? lei ci ha risposto citando Richard Buckminster Fuller: Talvolta penso che siamo soli. Talvolta penso che non lo siamo. In entrambi i casi, il pensiero è sconcertante.

Al di la’ della battuta, penso che sia molto più probabile che non siamo soli nell’Universo. Se poi un giorno riusciremo a entrare in contatto con “gli altri”, non lo so. Per ora vedo che abbiamo delle grandi difficoltà a entrare in contatto gli uni con gli altri qui sulla Terra!

 Come darle torto…

 

 

 

 

 

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