Lavoro e scienza, sarà sfida tra uomo e robot?

Parlare di lavoro e in particolare di occupazione combinata a temi scientifici, può risultare alquanto singolare. E invece lo sviluppo tecnologico di un popolo, se ci pensiamo bene, ha condizionato e non poco il lavoro e la sua organizzazione.

La sfida che ci pone il futuro riguarda l’automazione e tutti i lavori più o meno manuali che potranno svolgere i robot. L’esperto di informatica Moshe Vardi della Rice University di Houston, in Texas, ha recentemente sostenuto che nel 2045 i robot potranno sostituire l’uomo nella maggior parte delle attività lavorative, portando la disoccupazione sopra la soglia del 50%. Durante l’ultimo World Economic Forum di Davos si è affrontato il tema della ‘Quarta rivoluzione industriale’ e lo scenario che emerge è che nei prossimi 4 anni di lavoro l’automazione potrebbe erodere fino a 5 milioni di posti di lavoro.

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Fra trent’anni i robot ci avranno trasformato in un esercito di disoccupati a caccia di hobby o saranno i nostri migliori ‘colleghi’ di lavoro, pronti a sbrigare i compiti più ripetitivi e pesanti lasciandoci liberi di esprimere la nostra creatività? Come reagirà l’economia globale? Come ci reinventeremo l’uso del tempo libero?

Sono questi gli interrogativi e i diversi scenari che dividono gli esperti, che però concordano tutti su un punto: quella dell’automazione sarà una sfida cruciale a cui bisognerà prepararsi per tempo, magari reinventando il concetto di lavoro.

”La tecnologia che stiamo sviluppando porterà davvero benefici al genere umano?”, domanda Vardi snocciolando i dati sugli ultimi progressi nel campo dell’intelligenza artificiale. ”La risposta tipica è che se le macchine faranno il nostro lavoro, allora avremo più tempo libero per fare ciò che ci piace, ma non penso che sia una prospettiva allettante. Credo che il lavoro sia essenziale per il benessere dell’uomo”.

Filippo Cavallo, invece, esperto di robotica sociale della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, vede nei robot un’opportunità di cooperazione e non una minaccia per l’occupazione. ”Nei prossimi 30 anni le macchine non saranno in grado di sostituire completamente l’attività dell’uomo, anzi: grazie a loro nasceranno nuove figure professionali, perché servirà personale qualificato per produrle, programmarle e fare manutenzione”. I robot, nella visione di Cavallo, potranno diventare dei veri e propri colleghi che si occuperanno dei lavori più pesanti e ripetitivi.

«Dobbiamo stare attenti – avverte però Maria Chiara Carrozza, ricercatrice in robotica all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova – a non fare nostre tendenze che già riscontriamo in altri paesi, come in Cina, dove si pensa a creare fabbriche di sole macchine, senza presenza di uomini. Se saranno utilizzati con questa finalità i robot finiranno certamente per cancellare un numero enorme di posti di lavoro. Già vediamo questa tendenza anche in aziende italiane, che puntano a ridurre sempre più la presenza umana non soltanto per un fatto di produttività ma anche per ridurre i problemi di sicurezza. Di fronte a una trasformazione di questo tipo, quello che dobbiamo fare è preparare le nuove generazioni a scenari futuri in cui tante professioni non esisteranno più e sarà fondamentale un elevato grado di preparazione per accedere alle nuove posizioni che si apriranno grazie alla diffusione delle macchine».

Insomma, i prossimi anni saranno fondamentali per capire l’evoluzione del lavoro e della sua organizzazione e sempre più giocherà un ruolo fondamentale la creatività, la capacità innovativa e di problem solving peculiari del genere umano. La progressiva automazione dei processi produttivi aziendali è una tendenza che difficilmente potrà essere fermata, rimane da capire quale ruolo giocheranno le persone all’interno del ciclo economico e se il sistema sarà in grado di accompagnare questo cambiamento senza collassare.

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