Computer biologici e immortalità

Sono due le notizie internazionali che balzano agli occhi nell’ultimo periodo. La prima riguarda la possibilità, secondo un team di ricercatori russi guidati da Dmitry Itskov, di trasferire la vita e i dati di un essere umano in un unico computer/robot, che renderebbe quella persona si può dire immortale. La seconda invece riporta uno studio nell’ambito del natural computing (disciplina che lega l’informatica alla biochimica e alla genetica) condotto da Dan Nicolau della McGill University, che sta mettendo a punto un computer biologico, perché alimentato da adenosina trifosfato (ATP) piccole stringhe proteiniche presenti negli organismi viventi.

Sembra fantascienza, ma come già successo spesso negli ultimi mesi, la realtà supera la fantasia o la simula in modo molto efficiente.

Le nuove tecnologie a disposizione dei ricercatori stanno diventando strumenti iper-potenti per dominare la materia e i materiali, anche biologici, e creare apparecchi, robot e computer sempre più simili all’uomo, ma che non sbagliano!

Il robot che ci rende immortali

Si chiama 2045 Initiative la ricerca condotta dal pool di scienziati fantascientifici di Itskov, magnate moscovita e capo della New Media Stars, compagnia di servizi altamente performanti per il web e il social network, che vuole trasferire la mente di un essere umano on un robot. Esattamente il processo contrario raccontato dalle romantiche proposte cinematografiche, che vedono robot immortali desiderare di diventare mortali e condurre una vita umana!

Il punto di partenza è il fatto che un computer, progettato dall’uomo, utilizza processi di elaborazione dati e registrazione delle informazioni sicuramente simili a quelli messi in atto dal cervello umano. Da qui l’idea che le esperienze e i dati contenuti nel cranio di un uomo, possano essere abilmente trasferite a una macchina, rendendo la vita di quella persona immortale.

Itskov spiega con dovizia di particolari la sua ricerca, partendo dall’assunto che l’essere umano è mortale e che ciò che conosce e impara viene perso per sempre a causa di ciò, attraverso il documentario The Immortalist, in onda il 16 marzo 2016 in anteprima su BBC Horizon.

“Lo scopo finale del mio piano è quello di trasferire la personalità di qualcuno in un nuovo vettore artificiale. – racconta lo scienziato moscovita – Diversi scienziati chiamano questa operazione ‘caricamento’ o ‘trasferimento mentale’. Io preferisco chiamarla ‘trasferimento di personalità’ “.

Il punto di vista di questo pool di scienziati è senz’altro immaginifico, ma altrettanto inquietante. Superare la mortalità umana, per rendere tutti gli esseri umani mentalmente immortali suona come una condanna per i nuovi nati e le nuove generazioni e soprattutto, ovviamente, la questione meno scientifica e più umana dei sentimenti sembra essere completamente dimenticata.

Altra domanda che ci poniamo: se questa tecnologia trovasse applicazione, potremmo usufruire tutti di questa opportunità? E se sì, come si risolverebbe il problema del sovra-popolamento mondiale? O invece si “clonerebbero” soltanto esperienze e informazioni di personaggi illustri? In questo caso chi farebbe la selezione di chi rendere immortale?

Una breve risposta, aperta a diverse interpretazioni, nelle parole di Itskov rilasciate ai giornalisti del Sunday Times e al New York Times nel 2013. “L’eternità è quando nella vita sono presenti illimitate possibilità creative, quando non ci sono limiti e confini allo sviluppo, all’apprendimento, alla cultura ed alla creatività. Io voglio che tutto questo sia disponibile per chiunque, incluso me stesso. A un livello più basso sono motivato dalla paura della morte e dal desiderio di rinviare quel momento. Il problema più grande dell’umanità – continua Itskov – è che al momento non stiamo pianificando il futuro. I nostri leader sono concentrati sulla stabilità. Non abbiamo qualcosa che riunirà l’intera umanità. Questa iniziativa ispirerà le persone. Riguarda il cambiare l’intero quadro e non è soltanto un libro di fantascienza: è una strategia che degli scienziati stanno già sviluppando”.

Un computer biologico

La vera scoperta del gruppo di ricercatori della McGill University del Quebec è che si può creare una scheda-madre di computer utilizzando come trasportatori di informazioni elettroniche e dati non i “classici” elettroni, ma molecole biologiche presenti anche negli organismi viventi.

Si tratta di una nuova tecnologia studiata da Dan Nicolau e dai colleghi studiosi di natural computing, che ha creato un modello di computer biologico, sicuramente più sostenibile a livello ambientale e probabilmente più intelligente.

La scheda di questo prototipo ha le sembianze di uno stradario cittadino: un intreccio di strade (flussi) che veicolano informazioni e che si presentano in uno spazio grande poco più di un quadrato di 1,5 cm per lato. In un chip di computer tradizionale, queste schede elettroniche sono realizzate allo stesso modo e il flusso di dati che si muovono da un punto all’altro della scheda elettronica è veicolato da elettroni. Nel computer biologico del team di Nicolau, la funzione di vettore è assolta da piccole stringhe di proteine, che si muovono grazie all’adenosina trifosfato (ATP), la “corrente elettrica” degli organismi viventi.

Secondo questi scienziati, l’utilizzo di molecole biologiche per la conduzione elettrica di informazioni nel computer, porterebbe a una drastica riduzione del consumo di energia delle macchine calcolatrici, che generalmente utilizzano energia elettrica non soltanto per il funzionamento, ma anche per il raffreddamento dei processori che “macinano” informazioni.

Imparando dalla Natura, dunque, questi scienziati potrebbero rivoluzionare il campo dell’hardware e software, ispirandosi ai processi biologici e progettando computer sempre più sostenibili, efficienti e intelligenti, perché potrebbero amplificare le potenzialità già vastissime della mente umana.

Gli studi di natural computing non producono soltanto risultati nell’elettronica applicata, ma anche, come già testato da altri team di ricercatori, nel campo biomedico, sanitario e chirurgico, nonché ortopedico. Negli ultimi anni sono stati infatti creati prototipi di arti bionici “intelligenti”, proprio perché connessi al sistema neurologico umano grazie all’utilizzo di messaggeri biologici presenti nell’organismo umano.

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