Alla Notte europea dei Ricercatori sbarca la fisica di Interstellar

La fantascienza è un genere molto amato al cinema, con milioni di appassionati in tutto il mondo, e non passa anno senza che escano nuovi film di questo tipo. È un genere piuttosto complesso e articolato in molti sottogeneri, ma il tema centrale della fantascienza è sempre l’impatto che la scienza e/o la tecnologia hanno sulla società del futuro, sia esso vicino che lontano nel tempo rispetto alla nostra epoca. Eppure, sebbene la scienza ricopra un ruolo fondamentale in questo tipo di storie, il suo ruolo è spesso marginale: nelle storie di fantascienza di solito c’è pochissima vera scienza, che anzi viene solitamente piegata e sacrificata per esigenze di trama o di spettacolarità. Il risultato finale è molto “fanta” e ben poco “scienza”, ma è inevitabile tutto questo?

Forse no: per scrivere la sceneggiatura di un film uscito nelle sale nel 2014, Interstellar, il regista Christopher Nolan ha chiesto la consulenza del famoso fisico teorico Kip Thorne, proprio per rispettare la vera scienza e andare in controtendenza rispetto agli altri registi.

È questa la pellicola che un altro fisico, Luca Perri, ha scelto per condurre il pubblico alla scoperta dell’astrofisica. Dottorando all’Universjtà dell’Insubria e all’Osservatorio di Brera, nonché membro dell’Istituto Nazionale di AstroFisica (INAF) e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), ci spiegherà cosa va e cosa non va nel famoso film di Nolan, rispondendo finalmente alla domanda che chiunque lo abbia visto si è posto: ma è davvero scientificamente corretto?

Abbiamo chiesto a Luca Perri com’è nata l’idea di questo spettacolo, ed ecco come ci ha risposto:

La fantascienza è uno dei generi cinematografici più seguiti e ogni anno escono nuovi film. Perché hai scelto proprio Interstellar, che cosa ha di diverso rispetto a tutte le altre pellicole del genere che abbiamo visto finora?

È vero, io stesso ne vedo moltissimi, ma Interstellar è stato fin dalle prime notizie apparse su internet un film da tenere d’occhio. Intanto perché Christopher Nolan gira sempre film cervellotici con cui è divertente confrontarsi. Ma anche e soprattutto perché uno degli sceneggiatori è Kip Thorne, fisico teorico di fama mondiale e probabilissimo futuro premio Nobel per la rilevazione delle onde gravitazionali. Questo rende Interstellar il film di fantascienza che probabilmente contiene più scienza vera e complessa. La reale motivazione della scelta di Interstellar, però, è una sola: quando lo feci vedere in DVD alla mia ragazza, lei mise il film in pausa in continuazione per chiedermi chiarimenti di carattere scientifico. L’estenuante visione durò più di 5 ore. Alla fine pensai: “Dopo tutta questa fatica, a ‘sto punto potrei infilare tutto in una conferenza!”.

Il cinema di fantascienza spesso si fonda sulla spettacolarità, secondo te questo aspetto si può coniugare con il realismo scientifico in un film di questo genere? Si può essere realistici continuando comunque a stupire gli spettatori?

Una delle cose belle dell’astrofisica è che spesso sa essere molto più stupefacente di ciò che la nostra fantasia potrebbe partorire. È una caratteristica che mi aiuta molto nel mio lavoro di comunicatore e divulgatore scientifico, perché se stupisci incuriosisci, e se incuriosisci metà del lavoro è fatto. Solitamente vediamo film di fantascienza in cui il realismo scientifico non viene neanche preso in considerazione da registi e sceneggiatori, convinti che sia impossibile coniugare questo con l’effetto “Wow!”. Blockbusters come Interstellar, invece, ci dimostrano il contrario: si possono far affiorare o addirittura amplificare le emozioni di protagonisti e spettatori anche rimanendo il più possibile fedeli al lato scientifico. Poi certo, nessuno si aspetta una lezione universitaria e qualche licenza poetica è inevitabile. Diciamo che l’importante è non fregiarsi di titoli quali “un documentario sullo spazio”, farsi co-produrre dalla NASA e poi basare tutta la trama su errori di fisica da prima liceo. Qualcuno ha detto Gravity…?

Ci fai un paio di spoiler su quello che proprio non può funzionare nel film dal punto di vista scientifico?

Quando Kip Thorne decise di lavorare alla sceneggiatura di Interstellar impose una condizione: la sceneggiatura avrebbe dovuto contenere teorie consolidate, assunzioni ragionevoli e magari anche speculazioni spinte, ma nulla che fosse dimostrabile come falso. Quindi nel film ci sono situazioni anche improbabili, o grossi voli di fantasia, ma nulla che sia realmente escludibile con certezza. Non è probabile che il pianeta di Miller sia così vicino al buco nero Gargantua senza disgregarsi, ma sotto certe condizioni è possibile. Ed è improbabile che il buco nero stesso abbia esattamente quell’aspetto, ma non è impossibile, ed il probabile aspetto avrebbe letteralmente fatto venire la nausea agli spettatori, una volta proiettato in IMAX. Cosa succede all’interno di un buco nero? Nessuno lo può sapere, quindi vale tutto! A dirla tutta, a mio parere, la cosa che trovo più irrealistica e che un po’ mi turba è il lanciare nello spazio decine di razzi alti cento metri da una base di lancio al chiuso e per di più senza che nessuno al mondo se ne accorga.

Nel corso del suo spettacolo Luca ci rivelerà cosa è realtà e cosa è finzione nella celebre pellicola di Nolan, spiegando anche le basi scientifiche di ciò che abbiamo visto sullo schermo. Sempre ammesso che delle basi ci siano, perché certamente le bacchettate non mancheranno.

Quindi se avete visto Interstellar non potete mancare, sia che l’abbiate amato sia odiato. Luca Perri vi aspetta alla Notte Europea dei Ricercatori il 29 settembre 2017 a Frascati, presso le Scuderie Aldobrandini, dalle 21:30 alle 23:30.

PER PRENOTARSI ALL’EVENTO CLICCA QUI

 

articolo scritto da Ivan Berdini

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