Gravity: immaginare l’Universo dopo Einstein al MAXXI di Roma

Poco più di un secolo fa Albert Einstein la celebre “teoria della relatività” scardinando le regole della fisica e della cosmologia utilizzate fino a quel momento. Per ricordare e spiegare questa grande rivoluzione scientifica, da dicembre e fino al 29 aprile 2018, presso il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI Secolo, si terrà l’affascinante mostra “Gravity: immaginare l’Universo dopo Einstein”.

Da sempre l’essere umano è stato attratto dal cielo: pensatori, filosofi, scienziati e artisti si sono posti domande sul mondo che ci circonda e hanno cercato di fornire punti di vista e spiegazioni. Ecco quindi che quando si parla di spazio, arte e scienza sono molto più vicine di quanto si possa pensare.

Per questo motivo è nato il progetto di questa mostra, risultato di una inedita collaborazione tra il museo, l’artista argentino Tomás Saraceno, l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Nella suggestiva struttura del MAXXI, la mostra è pressoché al buio dove spiccano e sono illuminate opere puramente artistiche, reperti storico-scientifici, modelli originali di satelliti e opere appositamente realizzate per la mostra.

Potrete ammirare quindi un cannocchiale di epoca galileiana, uno specchio dell’interferometro Virgo, il grande progetto italo-francese che ha il “compito” di rilevare le onde gravitazionali, e l’articolo originale del Times del 1919 sulle scoperte di Einstein, che diventerà da quel momento uno degli uomini di scienza più discussi e conosciuti di sempre.

Al centro della mostra l’opera forse più importante e curiosa di tutte, a cura di Tomás Saraceno, chiamata “Cosmic concert”: un vero e proprio concerto fatto di suoni, vibrazioni e segnali visivi che continuamente interagiscono tra loro, con i visitatori e con un ragno, ospite d’eccezione del percorso espositivo.

Le scoperte di Einstein sono state una vera e propria rivoluzione del mondo della fisica e come ogni rivoluzione sono arrivate al termine di una crisi del mondo scientifico, com’era accaduto a Copernico e Galileo. Queste scoperte, fondamentali per numerosi ambiti quotidiani come l’utilizzo del GPS, hanno quindi posto le basi per lo studio e la comprensione dell’ignoto. Ecco quindi che anche lo spazio della mostra è diviso in tre aree principali (spaziotempo, crisi, confini) che rievocano concetti estremamente legati tra loro e chiave per la comprensione del cammino della scienza e dell’essere umano.

La mostra vedrà la presenza in sala anche dei mediatori scientifici per informazioni e apprendimenti sulla mostra (lun-ven 11.00-17.00; sab-dom 11.00-19.00).

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