Intervista a Stefano Bianchi

L’Astrofisica delle alte energie è il settore in cui è impegnato Stefano Bianchi, trentanovenne ricercatore romano del Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università di Roma Tre. Ambito di ricerca che, semplificando, si potrebbe definire come lo studio dei fenomeni più violenti che avvengono nell’Universo. Tra di essi, gli interessi scientifici di Stefano si concentrano sui buchi neri, sia quelli più grandi – i buchi neri supermassivi che si trovano al centro delle galassie – sia quelli più piccoli, di dimensione stellare che si trovano in “sistemi binari” correlati ad una “stella compagna”. Nello specifico, Bianchi studia l’emissione nella banda elettromagnetica dei raggi X.

Dopo un’esperienza all’Esa in Spagna e all’Osservatorio Astronomico di Brera, Bianchi è ritornato presso l’ateneo che l’ha visto laurearsi e dottorarsi. È membro del team internazionale di astronomi guidato dal suo collega di Roma Tre, Andrea Marinucci, artefice lo scorso anno di una scoperta che ha suscitato notevole interesse anche al di fuori dell’ambito accademico: per la prima volta è stata descritta la struttura dell’anello di polveri e gas che circonda un buco nero super-massivo che si trova al centro della galassia NGC 1068, una galassia simile alla nostra, distante circa 47 milioni di anni luce.

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